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Uscita a Lecceto per volontari maggiorenni 18-20 febbraio 2012

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(Dall'articolo di Giorgio Reolon per l'Amico del Popolo)
L’Eremo di Lecceto è situato tra i colli vicino a Siena, immerso nei boschi di leccio (da qui il nome), un luogo di suggestivo fascino. In quest’eremo, fondato nel Duecento e per molti secoli caratterizzato dalla presenza dei frati dell’ordine di sant’Agostino, dal 1972 si trova la comunità di monache agostiniane, che qui vive una vita contemplativa, a contatto con Dio e scandita dalla preghiera liturgica.
In questo angolo fuori dal mondo, dal 18 al 20 febbraio, si è recato un gruppo di tredici volontari senior, accompagnati da don Sandro Gabrieli e Matteo Bortoluzzi, per vivere un’uscita di spiritualità.
Siamo arrivati sabato sera e dopo cena ci siamo ritrovati in una sala per dare il via al tema del ritiro. Divisi in due gruppi, abbiamo messo in scena due racconti di Bruno Ferrero, nei quali viene sottolineato come la solidarietà, la disponibilità, la condivisione e l’aiuto reciproco siano aspetti irrinunciabili dell’amore; spesso nella nostra vita di tutti i giorni mettiamo avanti il nostro io, calpestando senza rispetto gli altri e Dio; l’ascolto della canzone di Giorgio Gaber La parola Io ha fotografato bene questa diffusa «logica del mondo occidentale»
Ritagliandoci un tempo per noi ...


Ritagliandoci un tempo per noi, abbiamo avuto nell’eremo la preziosa occasione di sperimentare le dimensioni del silenzio e della preghiera. Al centro della riflessione propostaci il giorno successivo è stato il tema dell’amore. In questo ci è stato d’aiuto e di stimolo una frase di sant’Agostino, tratta dal suo commento alla prima lettera di san Giovanni: «ama e fa’ ciò che vuoi; sia che tu taccia, taci per amore; sia che tu parli, parla per amore; sia che tu corregga, correggi per amore; sia che perdoni, perdoni per amore; sia in te la radice dell’amore, poiché da questa radice non può procedere se non il bene». Questo testo ci ha accompagnato nel momento di meditazione personale che ognuno di noi ha avuto la domenica mattina, per dialogare con Dio e per guardare dentro noi stessi, riflettendo su come noi viviamo l’amore: le nostre intenzioni e le nostre azioni, come il nostro servizio verso gli altri, sono guidati e mossi dall’amore? L’amore è immagine di Dio e noi lo vediamo riflesso nei rapporti con le persone, con cui condividiamo gioie e anche dolori; e come ci ricorda Agostino, se uno ama vive nella libertà e ogni cosa che fa non può che essere orientata verso il bene. Domenica pomeriggio, divisi a coppie, abbiamo condiviso la nostra esperienza e le nostre meditazioni, rivelandosi anche un modo per conoscerci meglio.
Alla preghiera sono stati dedicati molti spazi nell’arco della giornata: per pregare ci siamo uniti alla preghiera comunitaria delle monache. Ci si recava in chiesa e in un clima di profondo raccoglimento si pregava insieme al coro delle monache, le quali cantavano i salmi e gli inni, accompagnate da una delicata melodia, con le loro voci che sembravano tintinnii. Alle 7.45 c’erano le lodi mattutine, prima del pranzo l’ora sesta, per concludere la giornata con il vespro e la compieta.
Lunedì mattina, dopo le lodi con le monache, ci siamo ritrovati a celebrare tra di noi la S. Messa in una cappella del monastero. È seguito un momento particolarmente forte, perché abbiamo incontrato due monache, per un confronto e dialogo con loro. Infatti nelle celebrazioni in chiesa, noi vedevamo le monache al di là di un recinto, che le separava dall’assemblea; invece in questo momento di condivisione abbiamo avuto la possibilità di vederle e ascoltarle da più vicino. Rispondendo alle nostre domande, suor Cristina e suor Carla ci hanno portato la loro personale testimonianza e hanno parlato di come trascorrono la vita quotidiana nella clausura dell’eremo, di come è nata la loro vocazione e di come sperimentano e mettono in pratica la dimensione dell’amore. Tutti sono rimasti colpiti, e anche sorpresi, dalla grande serenità, dalla gioia e dalla pace che i loro volti luminosi, lisci e dolci lasciavano trasparire: infatti siamo spesso condizionati dai luoghi comuni, che ci ritraggono le monache di clausura quasi come “extraterrestri”, condannate a una vita austera di sacrifici e rinunce, in cui non c’è spazio per la felicità. Vedendole e sentendo le loro parole semplici e concrete, ci siamo invece accorti della loro umanità e le abbiamo sentite più vicine, contente di questa scelta di vita, e in loro si vedeva chiaramente l’azione dell’amore, riflesso nella loro vita dedicata alla preghiera e alla meditazione, ma anche aperta all’accoglienza e alla condivisione. Il canto, curato con particolare dedizione e passione, è un altro aspetto che caratterizza la loro vita monastica e che diventa uno strumento di preghiera e di lode gioiosa a Dio.
Sono state due giornate molto intense, che ci hanno arricchito spiritualmente e interiormente, e che ognuno di noi custodirà nel cuore. Naturalmente questa esperienza è stata vissuta in un bel clima di amicizia e comunione, che ha rafforzato i nostri legami e ci ha regalato allegri momenti passati insieme: sono bastati una sala accogliente, un caldo e scoppiettante fuoco nel caminetto e una chitarra per vivere più a fondo la dimensione relazionale del gruppo. Le due serate sono state animate da alcuni divertenti giochi e allietate dalle note di molte canzoni. Mentre la simpatica signora Enza, con il suo accento toscano, ha provveduto a ricaricare le nostre batterie con i suoi piatti.
A conclusione di questa uscita non poteva mancare un’escursione, seppur breve, nella meravigliosa città di Siena: nonostante il tempo non proprio buono, nel pomeriggio di lunedì abbiamo visto Piazza del Campo, il Palazzo Pubblico con l’alta torre del Mangia e il Duomo con i suoi tesori artistici.
Giorgio Reolon

Per scaricare il libretto dell'incontro clicca qui


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